Teton Sioux hunter
FR54-37
XIX sec.
Scala:54 mm
Descrizione:
Il termine Sioux deriva dall'espressione meno che serpente, usata con intento dispregiativo dagli Algonchini per indicare le popolazioni che vivevano nelle grandi pianure centrali degli Stati Uniti e del Canada meridionale, fra il fiume Platte fino al monte Heart e dalle foreste del Minnesota, fino al Missouri e poi alle montagne chiamate Big Horn.
Storia:
L' Alleanza Sioux era originariamente costituita da sette distinte entità denominate:
Mdewakanton ("Villaggio del Lago dello Spirito", il gruppo originario di tutta la nazione Sioux), Wahpeton ("Villaggio delle foglie"), Wahpekute ("Arcieri delle foglie"), Sisseton (probabilmente "Villaggio dei territori di pesca"), Yankton (Villaggio alla fine, o in fondo”), Yanktonai ("Piccolo villaggio alla fine, o in fondo") e i Teton (probabilmente "Che si accampano, o vagano, nella prateria"). I Teton avrebbero poi costituito, nell'immaginario del mondo occidentale, l'immagine tipica dell'"indiano americano", pur essendo stati protagonisti di una civiltà di necessità, basata sul cavallo e sulla caccia al bisonte che durò, in effetti, soltanto pochi decenni. Una volta separati, di fatto (ma sempre conservando la memoria dell'origine comune), dai gruppi più orientali, i Teton ricrearono al loro interno l’originaria suddivisione nei Sette Fuochi del Consiglio, articolandosi nei seguenti sottogruppi:
Oglala (Coloro-che-si-disperdono)
Sicangu (o Cosce Bruciate ovvero Brulé)
Mineconjou (più precisamente Mnikan'oju o Mnikowoju, ossia [Seminatori d'un] campo vicino il fiume)
Hunkpapa (Che-si-accampano-all'ingresso)
Sihasapa (o Piedi Neri, da non confondere tuttavia con l'omonimo gruppo algonchino dei Siksika del Montana)
Oohenonpa (o Due Marmitte)
Itazipcho (o Sans Arcs, da itazipa, "arco" e "čo", abbreviazione di čodan, "senza").
Secondo alcuni studi, alla fine del Cinquecento queste popolazioni dovevano essere stanziate in un'area corrispondente circa all'attuale stato della Carolina del Nord e un centinaio d’anni dopo, probabilmente a causa della costante minaccia rappresentata dalla vicina e potente Lega degli Irochesi, essi sembra abbiano dovuto risalire il corso del fiume Missouri, fino a stabilirsi nelle foreste ad ovest dei Grandi Laghi, dove sarebbero rimasti almeno per tutto il Seicento. A causa della crescente pressione dei loro nemici Chippewa, i Sioux (con l'eccezione del sottogruppo Santee, rimasto nelle foreste del Minnesota orientale fino al 1862) si spostarono nelle praterie, nel corso di un lungo processo che li portò a dedicarsi ad una vita nomade sulle piste del bisonte, entrando così a far parte del numero di tribù che dettero vita alla breve ma intensissima Cultura della Prateria. Il processo di spostamento nelle praterie fu accelerato dalla comparsa del cavallo che, estintosi nel continente nordamericano durante il Pleistocene, vi fece ritorno con i conquistadores spagnoli. Accanto alla caccia, l'attività principale degli uomini era la guerra. I Sioux sono passati alla storia per la loro grande resistenza all'invasione degli "uomini bianchi". Per i Sioux, la guerra era per molti versi un gioco basato sul valore e sul coraggio: in certi casi essi si limitavano a toccare l'avversario per simboleggiarne l'uccisione, lasciandolo non di rado in vita; il prestigio, infatti, si conquistava con le gesta di puro valore e ogni "colpo" ne era la dimostrazione, reso esplicito da una penna d'aquila fra i capelli. Grande importanza era attribuita dai Sioux alla figura del cerchio: la disposizione del villaggio era circolare, gli anziani sedevano in cerchio durante le cerimonie, il cielo e la terra erano considerati circolari. La loro spiritualità si basa sull'idea di wakan, espressione della forza soprannaturale che permea l'universo, le persone e le cose, di cui il dio Wakan Tanka era la massima incarnazione. Nelle cerimonie svolgevano un ruolo fondamentale alcuni oggetti carichi di valenze simboliche, ritenuti indispensabili per il corretto svolgimento dei riti. Grande importanza avevano ad esempio le piume: il copricapo ricoperto di tali ornamenti aveva lo scopo di dimostrare l'audacia di chi l'indossava. Fra le numerose rivolte che videro protagonisti i Sioux, una di non minore importanza, chiamata "di Nuvola Rossa”, fu condotta proprio dai Teton. Coinvolse anche Cheyenne e Arapaho, e si concluse, in termini favorevoli per gli indiani, col Trattato di Fort Laramie del 1868. L'ultima grande azione di resistenza condotta dai Teton Sioux (ma non senza il contributo dei Cheyenne e perfino dell'ultimo gruppo non pacificato dei loro vecchi alleati dell'Est, i Santee guidati dall'irriducibile Inkpaduta) ebbe luogo tra il 1875 e il 1876, e culminò nel massacro del Little Bighorn, una delle più grandi vittorie militari ottenute dagli indiani americani sugli eserciti europei e statunitensi. Scomparso il bisonte, negli anni successivi, tutti i Sioux furono alla fine costretti nelle riserve e, nel 1890, quattro giorni dopo natale, sul torrente Wounded Knee il 7° Cavalleria poté finalmente vendicare i morti del Little Bighorn trucidando nella neve e nel ghiaccio un'intera banda di disperati Mineconjou, donne e bambini compresi, e ponendo così fine alla resistenza degli indiani o meglio suggellando con un orribile massacro tre secoli d’ingiustizie, soprusi e tradimenti.
Materiale:
white metal
Pittore:
Danilo Cartacci
Scultore:
Eduard Perez Delgado
Numero Pezzi 16 - Peso 130 gr. - Prezzo 25 € ![]()


